L’Aquila, cinque anni dal terremoto, viaggio tra pensieri e conti che non tornano

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Oggi ricorre il triste anniversario del terremoto dell’Aquila. Cinque anni sono passati da quel 6 aprile in cui svegliandomi ho visto in televisione le impressionanti immagini di case distrutte e gente disperata. Ho visitato L’Aquila la scorsa estate e ho constatato con i miei occhi che il centro della città è ancora ben lontano dalla rinascita. Un senso di tristezza mi avvolgeva mentre camminavo tra gli edifici vuoti e messi in sicurezza. L’allegra musica proveniente da uno dei pochi bar riaperti nella centralissima Piazza Duomo cozzava con il vuoto del piazzale che osservavo pensieroso dal tavolino di un caffè.

Tanti sono i pensieri che passano per la testa passeggiando in quei luoghi: nostalgia di una città bellissima, paura che non si possa più riavere, fiducia nelle persone che con coraggio non hanno abbandonato quei posti, rabbia nel guardare quello che resta della casa dello studente.

Tra tanti dubbi una cosa è chiara: se muore il centro di una città, muore la città. Ed è una regola che dovrebbe essere ben impressa nelle menti dei politici e agli amministratori comunali. E non penso solo all’Aquila, ma a tutte le città che in questi anni hanno visto svuotarsi il proprio centro a causa della crisi economica o di piani di espansione scellerati avviati dalle amministrazioni che hanno delocalizzato nelle aree periferiche il commercio, i servizi, le abitazioni e i luoghi di aggregazione.

Ma il pensiero oggi va all’Aquila e ai suoi abitanti. L’associazione Legambiente denuncia con forza che i conti per la ricostruzione non tornano ed dopo cinque anni di attese e promesse non è più possibile aspettare ancora, il rischio è quello di andare fuori tempo massimo e dire addio alla città. La domanda a questo punto è: “vogliamo far rinascere la città dell’Aquila o ci rassegniamo a vederla sparire?”.

Io sto con quelle persone che non vogliono rassegnarsi, credo quindi che sia necessario prendere in mano questi conti e farli tornare con opere e piani di ricostruzione. Recuperare il salvabile, demolire e ricostruire quello che ormai è perso. Mi associo all’appello di Francesca Aloisio, presidente del circolo Legambiente dell’Aquila: “Nonostante il tempo perso, l’Aquila deve essere ricostruita in modo corretto e senza speculazioni. Siamo convinti che, con la volontà di portarla avanti e il dovuto controllo, una ricostruzione ecosostenibile e all’insegna della legalità sia possibile. L’Aquila può diventare un esempio modello di città sostenibile e un punto di riferimento per l’urbanistica mondiale”.

Andrea Merusi

Biologo, Tecnico Ambientale, Redazione “il Taccuino di Darwin”

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