Dopo Election Day, il ruolo di Trump nelle politiche ambientali

twitter-trumpArticolo di Gabriella Gozzo. Fonte: Stay Sustainable.

Mentre in Marocco si svolge la COP 22, la naturale prosecuzione degli accordi di Parigi, dall’altro capo del mondo si svolgono le elezioni presidenziali americane più controverse e stupefacenti degli ultimi anni.

La COP 22 è la Conference of Parties numero 22 voluta dagli Stati che a Parigi hanno stipulato gli Accordi. La maggioranza (circa 100) degli Stati partecipanti hanno ratificato il suddetto trattato e da qui è iniziato un percorso di trattative che mirano a individuare le vie da intraprendere per diminuire l’emissione di gas climalteranti nell’aria. Sebbene i paesi firmatari che hanno ratificato l’accordo incidono complessivamente per un 55% sul clima, questo non basta. Bisogna avere una visione unanime, chiara e condivisa su come agire per un futuro più sostenibile.

Ma sembra proprio che la COP 22 iniziata la vigilia delle grandi elezioni americane sia subito stata offuscata da uno degli eventi mediatici più sentiti a livello globale.

Senza entrare nel merito della politica vorrei esprimere la mia personale opinione sul binomio Trump-ambiente che nelle ultime settimane ha destato parecchie preoccupazioni.

Pensando alla nomina di Trump a 45° Presidente degli Stati Uniti d’America, come non parlare della sua politica ambientale, molto controversa e non amata da molti?

Obama era stato molto attento alla tematica green tant’è che nella COP21 aveva mostrato un forte peso decisionale sulle politiche rivolte alla transazione energetica verso fonti sostenibili. Ne sono la prova le numerose politiche sostenute nei suoi otto anni di mandato. Impegni ambientali ben evidenti nella sua politica interna e nell’essere stato tra i primi ad aver ratificato gli accordi di Parigi.

Adesso questo lungo lavoro potrebbe andare in fumo. E voi chiederete: perché?

Innanzitutto, durante la sua campagna elettorale, Donald Trump non aveva remore a mostrare la sua propensione a utilizzare – e forse intensificare – l’uso dei combustibili fossili a favore di una crescita industriale ed economica che però non tiene conto delle ripercussioni ambientali.

Ripercussioni che sicuramente ci saranno, ma il neo-presidente non sembra affatto curarsene, affermando, tra l’altro, che i cambiamenti climatici sono un’invenzione dei cinesi per rendere la manifattura made in USA non competitiva sul mercato.

Seguendo la campagna di Trump è facile notare i punti focali del suo programma poco ecologista, da cui si evince che lui vorrebbe:

  1. Ridurre le restrizioni ai fossili
  2. Il riutilizzo massiccio di petrolio e carbone.
  3. Il ritiro dagli accordi NAFTA
  4. Il ritiro dagli Accordi di Parigi
  5. Venire meno agli accordi per la Mission Innovation
  6. Finire le trattative degli accordi TTIP

1 La riduzione alle restrizioni fossili apporterebbe una grave retrocessione al lavoro svolto dal Presidente Barack Obama nei confronti delle politiche strutturali verdi poiché incrementerebbe di nuovo tutte quelle attività che sono stato fermate in precedenza, come ad esempio la costruzione dell’oleodotto per trasportare sabbie bituminose dal Canada.  Un’altra azione sarebbe quella di ridurre il potere all’EPA, l’agenzia per la protezione ambientale, il cui ruolo è aumentato grazie alle politiche messe in atto da Obama.

2 Il riuso di alcune miniere di carbone e di estrazione di gas erano attività che si perpetravano in alcuni Stati che, con il tempo, hanno visto indebolire il loro potere economico dovuto alla chiusura di alcuni siti di estrazione. Questo comporterebbe sì posti di lavoro, ma di un lavoro quanto mai inutile e pericoloso non solo per l’ambiente ma anche per i lavoratori impiegati.

3 Gli Accordi NAFTA già all’epoca della stipula erano molto controversi perché si temeva un danneggiamento in termini ambientali nei confronti del Messico, che sarebbe stato vessato dagli scarti aziendali senza specifiche norme ambientale. Questo era possibile perché a causa del regionalismo economico (auspicato proprio dall’accordo di integrazione economico voluto dai tre paesi firmatari) si sarebbe aumentato il degrado ambientale dapprima in Messico, per l’enormità delle attività produttive che si sarebbero sviluppate con gli accordi, ed in seguito in America del nord per poter essere più competitivi.

Per fortuna grazie alle pressioni degli ambientalisti sono state stipulate delle clausole che obbligano fino ad oggi gli Stati interessati ad impegnarsi per avviare politiche sostenibili e a favore dell’ambiente. Con la fine dei trattati NAFTA si entrerebbe in un protezionismo americano molto forte e per tanto anche alla scissione dai trattati anche a livello ambientale.

4 Ritiro dagli accordi di Parigi. Trump è un “clima scettico” e pertanto vorrebbe ritirarsi dagli accordi ratificati solo qualche mese fa (ratificati probabilmente in previsione di questo risultato elettorale) dalla ormai precedente amministrazione, vanificando il tutto con dei decreti interni. Fortunatamente c’è da dire che dagli accordi di Parigi, che sono di livello internazionale, non è così semplice ritirarsi.

Secondo l’articolo 28 del trattato di Parigi scritto a dicembre 2015 si evince che

 «28.1Trascorsi tre anni dalla data in cui l’Accordo è entrato in vigore per una Parte, detta Parte, in qualsiasi momento, può ritirarsi dal presente Accordo attraverso una notifica scritta indirizzata al Depositario.

28.2 Tale ritiro avrà effetto dopo un anno dalla data in cui il Depositario ne abbia ricevuto notifica o ad ogni altra data, successiva, indicata nella detta notifica.

28.3 Ogni Parte che si ritiri dalla Convenzione sarà considerata, contemporaneamente, ritirata dal presente Accordo.»

Nonostante tutto, questa sua volontà di ignorare gli accordi potrebbe portare malcontento da parte di alcuni Stati e sebbene non vanifichi gli accordi sottoscritti, potrebbe rendere le ultime adesioni più difficili.

5 La Mission Innovation è una prospettiva di miglioramento a livello globale per l’utilizzo di energia pulita in tutti gli Stati che vi aderiscono, che accelera il loro utilizzo e la relativa tecnologia. Usa e Cina non sono mai stati acerrimi nemici, ma neppure poi tanto amici, e la prospettiva di non rispettare gli accordi presi potrebbe far sì che gli Usa non investano quella somma di denaro utile per aiutare i paesi meno sviluppati a creare nuove forme di energia pulita e sostenibile. Molto di quel peso cadrebbe su UE e Cina appunto, e quest’ultima si troverebbe a non riuscire ad ottenere il knowledge tecnologico utile alle prospettive verdi.

6 Prospettiva di interrompere gli accordi TTIP, i trattati di libero scambio tra UE e USA. Beh…diciamolo, almeno una buona notizia l’abbiamo! Il TTIP è un accordo da molti auspicato ma da altrettante persone temuto perché se andasse in porto farebbe sì che in Europa circolino liberamente prodotti provenienti dal suolo americano, e molti di questi sono cibi OGM e frutto di trattamenti chimici che di gran lunga sforano i limiti consentiti nei territori UE di libero scambio. Solo per questa notizia esulterei, ma capite bene che una notizia buona su sei, non cambia molto le cose.

Trump sarà davvero così terribile come dicono? Sarà colui che farà retrocedere i duri lavori compiuti fino ad ora in ambito ambientale? Solo il tempo potrà dircelo.

Nonostante il discorso alla “Gandhi” di oggi sono convinta che il problema Trump riguardi le politiche ambientali intere e che tuttavia la mancanza di chiarezza nella sua politica estera potrebbe portare la nuova amministrazione a non mettere in atto la volontà di ritirarsi dagli impegni internazionali.

Gabriella Gozzo

Immagine di Trump presa da: washingtonpost.it

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