ISPRA: Pubblicato l’annuario dei dati ambientali

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Comunicato Stampa ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)

ANNUARIO DATI AMBIENTALI: ITALIA PAESE RUMOROSO, IL 42,6% DELLE FONTI SUPERA I LIMITI, SOLO LA META’ DEI COMUNI SI ADEGUA.

RIFIUTI: PRODUZIONE, CONFERMATO IL TREND IN CALO ANCHE NEL 2013, LA CAMPANIA TRA LE REGIONI CHE “FANNO LA DIFFERENZA” AL SUD

Qualità dell’aria in Italia – soddisfacente nel 2012 per il biossido di zolfo e il benzene, insoddisfacente per particolato atmosferico, ozono, biossido di azoto e benzo(a)pirene – mare – la presenza di alghe come l’Ostreopsis ovata, di origine tropicale e potenzialmente tossica, è andata aumentando tra 2007 e 2013, in particolare, l’anno scorso la microalga è stata rilevata in 12 regioni costiere – suolo e territorio – il consumo di suolo viaggia ad una media di oltre 8 m2 al secondo a livello nazionale, già segnalato dall’ISPRA con un evento dedicato al tema – ambiente urbano e benessere – per ciò che riguarda i pollini, ad esempio, il Ministero della Salute prevede il 50% di bambini allergici nel 2020. Scorrendo l’Annuario dei dati ambientali, così come il Rapporto Rifiuti Urbani, entrambi presentati oggi a Roma alla presenza del Ministero dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, appare evidente come il filo rosso che sembra legare i due Report, è il fatto che i problemi del nostro ambiente sono quasi tutti causati dall’uomo, che sembra essere il vero responsabile dei diversi fattori di pressione. Tra i tanti dati forniti dai due Report, si evidenziano, in particolare, quelli legati al rumore (Annuario) e quelli relativi alla produzione e alla raccolta differenziata dei Rifiuti.

L’Italia è un paese rumoroso, dove l’inquinamento acustico rappresenta ormai uno dei maggiori problemi ambientali. Secondo l’Annuario dei dati ambientali dell’ISPRA, che in questa edizione si presenta con ben 7 prodotti, il 42,6% delle sorgenti di rumore oggetto di controllo, nel 2012, ha presentato almeno un superamento dei limiti normativi. I controlli sono stati più diffusi per quanto riguarda le attività di servizio e commerciali (il 57,7%) seguite dalle attività produttive (31,5%): una delle possibili risposte a questo problema sempre più sentito è la classificazione acustica, che deve essere approvata dai comuni: al 31 dicembre 2012 esisteva solo nel 51% dei centri abitati italiani. Le regioni con la percentuale di comuni zonizzati più elevata rimangono Marche e Toscana (97%), Valle d’Aosta (sale al 96%), Liguria (84%), Lombardia (sale all’83%), mentre quelle che registrano percentuali inferiori al 10% sono Abruzzo (7%), Sardegna (3%) e Sicilia (1%). La percentuale di popolazione residente in comuni che hanno approvato la classificazione acustica è pari al 56,5%, con forte disomogeneità sul territorio nazionale.

Sul versante rifiuti urbani, confermato, anche per il 2013, il trend in calo degli ultimi anni essenzialmente dovuto alla crisi economica. Nel 2013 l’Italia ha prodotto quasi 400 mila tonnellate in meno rispetto al 2012 (-1,3%), – 2,9 milioni di tonnellate rispetto al 2010 (-8,9%), un valore inferiore anche a quello del 2002. La Campania al secondo posto tra le Regioni che fanno la differenza al sud, differenziando quasi la metà dei rifiuti prodotti ( 44%), il secondo posto dopo la Sardegna (51%).

Il Report sui rifiuti urbani, alle analisi dei dati relativi a produzione, raccolta differenziata, gestione e costi dei servizi di igiene urbana, oltre al trasporto transfrontaliero, quest’anno aggiunge i risultati del censimento relativo ai Comuni che hanno effettuato il passaggio a TARES.

DATI ANNUARIO

Mare

Problemi vengono da alghe come l’Ostreopsis ovata, di origine tropicale e potenzialmente tossica, la cui presenza è andata aumentando tra 2007 e 2013. In particolare, l’anno scorso la microalga è stata rilevata nel 2013 in 12 regioni costiere, mentre risulta sempre assente in tutti i campioni prelevati in Emilia-Romagna, Molise e Veneto. I fenomeni di erosione interessano sempre più le zone marino costiere italiane, spesso sono favoriti da fattori antropici; nel 2011, il 35,8% del territorio nazionale compreso nella fascia dei 300 metri dalla riva risultava urbanizzato, per un valore complessivo di 731 km2 su 670 comuni.

Biodiversità

L’Italia è uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità (58mila specie animali e 6mila 700 piante superiori) ma con una minaccia di estinzione alta: sono a rischio circa il 31% dei vertebrati, più del 15% delle piante vascolari e il 22% di briofite e licheni. Attualmente, in Italia, il numero di specie “aliene” animali e vegetali documentate è pari a oltre 2.000. A tutela delle specie, numerose convenzioni e accordi internazionali: solo le Zone di Protezione Speciale (ZPS) e Siti di Interesse Comunitario (SIC) della Rete Natura 2000 sono 2mila 585 e occupano una superficie di 6.390.660 ettari, pari al 21,2% del territorio nazionale. A tutela della biodiversità, nel nostro Paese sono presenti 871 aree protette, che occupano una superficie a terra di oltre 3 milioni di ettari, pari al 10,5% del territorio nazionale. Le superfici a mare tutelate includono anche 27 Aree Marine Protette. Sono presenti, inoltre, 64 aree umide ai sensi della Convenzione Ramsar.

Cambiamenti climatici

Aumenta la frequenza e intensità della durata di eventi estremi quali alluvioni, siccità e ondate di calore. Nel 2013 l’anomalia della temperatura media (+1,04 °C) è stata superiore a quella globale sulla terraferma (+0,88 °C), mentre il numero medio di notti tropicali, cioè con temperatura minima maggiore di 20°C, è stato superiore al valore normale, come sempre negli ultimi 13 anni: in media, circa 10 giorni in più nell’anno.

Siti contaminati

La contaminazione del suolo derivante da attività industriali, gestione di rifiuti, attività minerarie, perdite da serbatoi e linee di trasporto degli idrocarburi è uno dei principali fattori di pressione ambientali. I siti contaminati comprendono quelle aree nelle quali, in seguito ad attività umane svolte o in corso, è stata accertata un’alterazione puntuale della qualità del suolo da parte di un qualsiasi agente inquinante. Il numero complessivo dei Siti di Interesse Nazionale (SIN) a oggi è pari a 39, mentre gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante presenti in Italia sono 1.135.

Circa un quarto è concentrato in Lombardia e regioni con elevata presenza di industrie a rischio sono anche Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna.

Inquinamento atmosferico

È un problema soprattutto nelle grandi aree urbane e in particolare nel bacino padano.

Complessivamente dal 1990 al 2012 le emissioni di ossidi di zolfo (SOx), ossidi di azoto (NOx) e ammoniaca (NH3) sono diminuite del 62,7%. Il limite nazionale imposto per il 2010 è stato raggiunto dagli ossidi di zolfo nel 2005, dagli ossidi di azoto nel 2009 e dall’ammoniaca nel 2008.

Le emissioni di PM10 hanno iniziato a ridursi a partire dal 1992 e da allora al 2012 sono diminuite del 37%. Il Valore Limite Giornaliero (50 μg/m3 da non superare più di 35 volte in un anno civile) del PM10 è stato superato nel 40% delle stazioni. Le informazioni disponibili per il PM2,5 (144 stazioni con una copertura temporale del 90%) mostrano che, nel 2012, la gran parte delle stazioni (82% circa) rispetta il Valore Obiettivo. L’Obiettivo Lungo Termine (per la salute umana) dell’ozono, nel 2012 è stato superato nella gran parte delle stazioni: solo il 7% di esse risulta conforme. Il Valore Limite Annuale del biossido di azoto è stato superato nel 17% delle stazioni. Per il benzo(a)pirene, nel 19% delle stazioni sono stati registrati superamenti del Valore Obiettivo (1,0 ng/m3 come media annua).

Suolo

Sono stati consumati, in media, più di 7 m2 al secondo per oltre 50 anni. Oggi il consumo di suolo raggiunge gli 8 m2 al secondo. In termini assoluti sono irreversibilmente persi circa 22.000 km2.

Nel 2012 le stime del consumo di suolo a livello regionale mostrano che in 15 regioni viene superato il 5% di suolo consumato, con le percentuali più elevate in Lombardia e in Veneto (oltre il 10%) e in Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia (valori compresi tra l’8 e il 10%).

L’Italia, per le particolari condizioni climatiche e geomorfologiche è una nazione ad alto rischio geologico-idraulico. Il 2013 è stato caratterizzato da precipitazioni al di sopra della media climatologica in molte zone del territorio nazionale e dal succedersi di eventi meteorologici particolarmente intensi che hanno causato l’innesco di numerosissimi fenomeni franosi come in Toscana nel mese di marzo con oltre 600 frane nel solo bacino dell’Arno.

In Italia le frane censite sono 499.511 e interessano un’area di 21.182 km2, pari al 7% del territorio nazionale. Nel 2013 sono stati censiti 112 eventi principali di frana, distribuiti su gran parte del territorio italiano.

Agenti fisici (Rifiuti radioattivi, Rumore, Inquinamento elettromagnetico)

Rifiuti radioattivi: La maggior parte dei rifiuti radioattivi presenti nei siti di detenzione italiani, in termini di attività, si trovano in Piemonte (71,6%). Seguono la Campania con il 12,75% e la Basilicata con il 9,7%. In termini di volumi, si registra una maggior concentrazione nel Lazio con il 29,4%, seguito dal Piemonte (18,6%) e dall’Emilia-Romagna (12,6%).

Inquinamento elettromagnetico: In Italia, nel 2012, erano presenti 6.094 impianti SRB Stazioni radio base) e 11.382 impianti RTV (Radiotelevisivi). Tra il 2011 e il 2012 si è registrato un aumento degli impianti SRB e della relativa potenza complessiva, pari rispettivamente al 10% e al 42%. I casi di superamento dei limiti di legge riguardo gli impianti Radiotelevisivi (RTV) (pari a 608) sono circa 7 volte superiori a quelli relativi agli impianti SRB (Stazione Radio Base) (pari a 88).

Rumore: Nel 2012, il 42,6% delle sorgenti di rumore oggetto di controllo ARPA-APPA ha presentato almeno un superamento dei limiti normativi, evidenziando un problema di inquinamento acustico. Le sorgenti maggiormente controllate risultano, anche per il 2012, le attività di servizio e commerciali (57,7%) seguite dalle attività produttive (31,5%). La percentuale dei comuni italiani che hanno approvato la classificazione acustica è pari al 51% (31 dicembre 2012). Le regioni con la percentuale di comuni zonizzati più elevata rimangono Marche e Toscana (97%), Valle d’Aosta (sale al 96%), Liguria (84%), Lombardia (sale all’83%), Provincia di Trento (76%), Piemonte (73%), Emilia-Romagna e Veneto (64%). La percentuale di popolazione residente in comuni che hanno approvato la classificazione acustica è pari al 56,5% nel 2012, con forte disomogeneità sul territorio nazionale.

TEMATICHE IN PRIMO PIANO – FOCUS

Quest’anno Le Tematiche in primo piano relative all’Annuario sono corredate da Focus: per ciascuna area tematica presa in esame, viene approfondito un argomento specifico. Tra i principali:

BIODIVERSITA’

I numeri del biologico

A fine 2012 l’estensione dei suoli investiti e in conversione bio sono pari 1.167.362 ettari, registrando un incremento del 6,4% rispetto all’anno precedente. Il bio in Italia interessa il 9,1% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU).

Gli operatori del settore sono 49.709. Di questi, l’81% sono produttori esclusivi, l’11% preparatori (ossia imprenditori che svolgono attività di vendita al dettaglio), il 7% preparatori misti (ossia produttori e preparatori), l’1% sono importatori. Rispetto ai dati del 2011 il numero di operatori è cresciuto del 3%.

Il 61,8% degli oltre 8 mila comuni italiani ospita almeno un’azienda bio sul proprio territorio.

Le aziende bio sono distribuite prevalentemente nelle regioni del Sud: al primo posto risulta la Sicilia, seguita da Calabria, Puglia e Emilia Romagna.

La leadership per numero d’imprese di trasformazione spetta all’Emilia-Romagna, seguita dal Veneto.

Il 50% della superficie bio riguarda foraggio, i cereali e i pascoli; seguono le coltivazioni arboree, tra cui olivo, vite, agrumi e frutta (24%). Il foraggio verde da seminativi (17,8%), i cereali (17,5%), i prati e i pascoli (17%) sono le colture bio più rappresentate, seguite dalla vite (4,7%) e dalle altre colture permanenti (4,7%).

Le aziende agro-zootecniche condotte secondo i metodi dell’agricoltura biologica sono 7.700, il 12% in più rispetto all’anno precedente. Tra le specie animali allevate si rileva un aumento del numero di capi biologici rispetto al 2011, tendenza particolarmente marcata in riferimento all’allevamento suinicolo (+32,2%), mentre più contenuto risulta l’aumento dei bovini (+5,2%) e degli ovi-caprini (+1,2%). Infine, anche per ciò che riguarda le superfici foraggere, di supporto all’allevamento dei capi bovini e ovi-caprini, si registra un incremento di circa 19.500 ettari (+3,7%) rispetto al 2011.

QUALITA’ ACQUE

Variazioni del livello delle acque sotterranee in conseguenza del terremoto in Emilia

Dall’analisi dei dati, risulta evidente l’innalzamento dei livelli delle falde (diminuzione della soggiacenza) subito dopo gli eventi sismici principali del 20 e del 29 maggio. Gli innalzamenti massimi del livello si sono verificati con il primo evento sismico del 20 maggio, dove sono stati registrati aumenti di circa 160 cm a Mirandola, 60 cm a Terzana di Bondeno e 20 cm a Pilastri di Bondeno.

In concomitanza con le principali scosse sismiche del 20 e 29 maggio 2012, sono stati osservati numerosi fenomeni che hanno interessato, oltre le già illustrate variazioni di livello delle acque sotterranee profonde, anche le falde freatiche superficiali e i terreni nei quali si è, in diversi casi, innescato il fenomeno della liquefazione delle sabbie. Sono stati censiti almeno 700 casi di liquefazione dei terreni in un’area di circa 500 km2, che hanno interessato prevalentemente le seguenti località: Mirabello, San Carlo e Sant’Agostino nel Ferrarese; San Felice, Cavezzo e Concordia sulla Secchia nel Modenese. La liquefazione delle sabbie contenute nel terreno si è manifestata in superficie con la comparsa di vulcanetti di sabbia mista a fango, fuoruscita di acqua e sabbia dai pozzi domestici superficiali, fratturazioni e dislocazioni superficiali, oltre a locali depressioni del suolo (inghiottitoi poco profondi).

RIFIUTI

Terra dei Fuochi

L’attività del gruppo di lavoro istituito nel 2013, che vede la partecipazione, oltre che dell’ISPRA anche dell’ARPAC, dell’ISS, del CRA e dell’AGEA, ha consentito, attraverso la messa a punto di un modello scientifico di riferimento per la valutazione dei terreni agricoli, di individuare 51 siti agricoli da sottoporre ad indagini dirette e sui quali lo stesso GdL ha proposto ai Ministri competenti misure di salvaguardia per garantire la sicurezza delle produzione agroalimentare. L’individuazione dei siti è stata effettuata sovrapponendo i dati analitici relativi ai superamenti delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione per i siti a verde pubblico e residenziale, alle risultanze dell’interpretazione multitemporale delle ortofoto di AGEA, relative al periodo 1997-2011 e ai 57 comuni delle province di Napoli e Caserta, individuati come territori da sottoporre prioritariamente ad indagini.

Le informazioni raccolte hanno consentito di classificare il territorio di indagine in 5 livelli di rischio per complessivi 1.146 ettari, pari al 2% della superficie agricola totale oggetto di indagine.

In particolare: livello 5: rischio molto alto, 7 siti agricoli; livello 4: rischio molto alto, 40 siti agricoli; livello 3: rischio alto, 4 siti agricoli; livello 2: rischio medio, 1.335 siti agricoli; siti agricoli ricadenti nelle cosiddette aree vaste o inclusi nel Piano di bonifica della regione Campania; siti agricoli che ricadono nelle aree circostanti impianti di smaltimento di rifiuti, aree industriali, grandi arterie di traffico veicolare e aste del sistema dei Regi Lagni, aree degli incendi di grande rilevanza e siti agricoli risultati a rischio a seguito dell’analisi multi temporale delle ortofoto per la presenza superficiale di rifiuti: livello 1: rischio basso, 176 siti agricoli.

ESPOSIZIONE AD AGENTI FISICI

Rumore aeroportuale: il caso Ciampino

Il rumore rappresenta il fattore di disturbo più evidente e più frequentemente segnalato dalla popolazione che risiede nelle vicinanze degli aeroporti. Le caratteristiche morfologiche e orografiche e la forte urbanizzazione del territorio sono tali per cui molto spesso queste infrastrutture sono localizzate in prossimità delle aree urbane. In particolare, l’aeroporto “G.B.

Pastine” di Ciampino, compreso nel territorio di Roma, Ciampino e Marino, è il secondo aeroporto del Lazio per movimentazione aerea. Dal 2008, anche a seguito del significativo incremento del numero di voli dovuto allo sviluppo delle compagnie “low cost”, l’ARPA Lazio ha installato una propria rete di stazioni di misura, dislocate in prossimità di ricettori abitativi e sensibili lungo le traiettorie di decollo e atterraggio, finalizzata al monitoraggio acustico delle attività aeroportuali e alla verifica del rispetto dei limiti normativi. Con l’approvazione della zonizzazione aeroportuale (2010), nell’intorno aeroportuale sono vigenti i limiti di rumorosità espressi in LVA, mentre all’esterno l’aeroporto, oltre a garantire il rispetto del limite LVA < 60 dB(A), deve concorrere, insieme alle altre sorgenti, al rispetto dei limiti della classificazione acustica comunale, espressi in LAeq. Il monitoraggio acustico effettuato dall’ARPA Lazio nel 2012 ha consentito di riscontrare livelli annuali di LVA superiori ai limiti in due postazioni di misura e livelli medi di LAeq superiori ai limiti in altre due postazioni, in particolare presso due edifici scolastici sono stati riscontrati livelli superiori a 10 dB(A) del limite diurno relativo alla Classe I (50 dB(A)).

MUOS (Mobile User Objective System)

Dalla documentazione analizzata, il complesso di sorgenti CEM (campi elettromagnetici) che identifica la base americana NRTF è il seguente: le antenne attive sono in totale 21; 18 le antenne in alta frequenza; 1 in bassa frequenza; 1 antenna per telecomunicazioni interne, denominata “whip antenna”; 1 ponte radio per telecomunicazioni con la base di Sigonella; i trasmettitori attivi utilizzati per le alte frequenze sono 22, ma, in condizioni estreme, si può arrivare a utilizzarne al massimo 8 contemporaneamente. Le altre 23 antenne in alta frequenza non sono utilizzate da più di 6 anni e sono prossime alla dismissione.

L’indagine ambientale ha interessato complessivamente 17 siti, di cui 9 individuati sulla base della potenziale criticità rappresentata dall’ubicazione stessa (distanza e direzione) rispetto alla sorgenti emittenti e 8, rappresentativi però di 14 postazioni, scelti in prossimità di ambienti sensibili nell’abitato di Niscemi. Dai dati rilevati, emerge che, in nessun caso, le emissioni elettromagnetiche superano i limiti di legge della normativa nazionale, sia per quanto concerne le antenne operanti ad alta frequenza sia per quella operante a bassa frequenza. Tali condizioni sono state riscontrate e attestate sia presso le postazioni ritenute critiche, più vicine agli impianti, sia presso i siti sensibili di Niscemi significativamente più distanti dalla base.

DATI RIFIUTI URBANI

IL CONTESTO EUROPEO

Secondo i dati resi disponibili da Eurostat, integrati con i dati ISPRA per quanto riguarda l’Italia, nel 2012 i 28 Stati membri dell’Unione europea hanno prodotto circa 246,8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani (-2,4% rispetto all’anno precedente).

I valori della produzione pro capite dei rifiuti urbani mostrano una notevole eterogeneità: si passa da 279 kg/abitante per anno in Estonia a 668 kg/abitante per anno in Danimarca.

Il valore pro capite riferito all’UE 28 è di 489 kg/abitante per anno (-2% rispetto al 2011).

Dall’analisi dei dati emerge una netta differenza tra i “vecchi” Stati membri (UE 15) e i “nuovi, con questi ultimi caratterizzati da valori di produzione pro capite decisamente più contenuti rispetto ai primi (358 e 523 kg/abitante per anno rispettivamente per i nuovi e i vecchi Stati membri).

Sempre nel 2012, i dati relativi alla gestione ci consegnano il seguente quadro: il 34% dei rifiuti urbani gestiti nei 28 Stati membri è smaltito in discarica; il 24% è avviato ad incenerimento, mentre il 27% e il 15% sono, rispettivamente, avviati a riciclaggio e compostaggio (includendo in quest’ultima voce anche le quantità avviate al trattamento anaerobico della frazionebiodegradabile).

In riferimento allo smaltimento in discarica, a livello di UE 28, tra il 2011 e il 2012 si registra una riduzione del 6,8%, che conferma una tendenza alla diminuzione iniziata negli anni precedenti. Il dato si diversifica notevolmente sul territorio dell’Unione. In particolare, il ricorso alla discarica è ancora preponderante nei nuovi Stati membri .Tra i Paesi dell’UE 15 si segnalano percentuali di ricorso alla discarica inferiori allo 0,5% in Germania e al 3% in Svezia, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca e Austria.

Una situazione opposta si registra per quanto riguarda l’incenerimento (comprensivo del recupero energetico), che è di gran lunga più diffuso nell’UE 15 che nei nuovi Stati. Anche il riciclaggio e il compostaggio risultano più diffusi nei Paesi dell’UE 15 che in quelli di più recente adesione.

PRODUZIONE E RACCOLTA DIFFERENZIATA

Ulteriore calo dovuto alla crisi

Cala ancora la produzione la produzione dei rifiuti in Italia e arriva, nel 2013, a circa 29,6 milioni di tonnellate, quasi 400 mila tonnellate in meno rispetto al 2012 (-1,3%). Un’ulteriore contrazione, che fa seguito ai cali già registrati nel 2011 e nel 2012 e che porta a una riduzione complessiva di circa 2,9 milioni di tonnellate rispetto al 2010 (-8,9%), valore inferiore anche a quello del 2002.

L’andamento della produzione dei rifiuti urbani appare, in generale, coerente con il trend degli indicatori socio-economici. Nell’ultimo anno il PIL e le spese delle famiglie fanno registrare contrazioni dell’1,9%, e del 2,5%, rispettivamente, a fronte di una riduzione più contenuta del dato di produzione dei rifiuti urbani (-1,3%).

A livello nazionale tra il 2012 e il 2013, ogni abitante ha prodotto di 18 KG in meno all’anno di rifiuti, con un calo percentuale del 3,6%, che fa seguito al calo di 23 kg per abitante per anno rilevato tra il 2011 e il 2012. E’ l’Emilia Romagna, con 625 kg di rifiuti prodotti pro capite, la Regione con che produce più rifiuti, seguita da Toscana (con 596 kg per abitante), Valle d’Aosta (565 kg) e Liguria (559 kg). , mentre quantità minori si producono in Basilicata (359 kg abitante per anno), in Molise (394 kg per abitante per anno), in Calabria (421 kg per abitante per anno) e in Campania (434 kg per abitante per anno).

Bene la raccolta differenziata che cresce ancora nel 2013 raggiungendo il 42,3% della produzione nazionale, oltre 2 punti in più rispetto al 2012 (40%). E’ sempre il nord, con 54,4%, la macroarea italiana che registra il tasso più alto di differenziazione, segue il Centro al 36,3% e dal Sud al 28,9%. A livello regionale, Veneto e Trentino Alto Adige si attestano entrambe a una percentuale del 64,6%. Prossima al 60% è la raccolta del Friuli Venezia Giulia (59,1%) e superiore al 55% quella delle Marche (55,5%); tra il 50% e il 55% si collocano invece Piemonte (54,6%), Lombardia

(53,3%), Emilia Romagna (53%) e Sardegna (51%).

Tra le regioni del Centro, oltre a quanto rilevato per le Marche, percentuali pari al 45,9% e al 42% si rilevano, rispettivamente, per l’Umbria e Toscana, mentre il Lazio si attesta al 26,1% Aumenta nel 2013 con una percentuale del 44% circa (41,5% nel 2012) la differenziata in Campania. Anche l’Abruzzo supera il 40% con una percentuale di poco inferiore al 43%, mentre al 25,8% e 22% si posizionano Basilicata e Puglia. Inferiori al 15% risultano, infine, i tassi di raccolta della regione Calabria (14,7%) e Sicilia (13,4%).

GESTIONE

L’analisi dei dati 2013 evidenzia che lo smaltimento in discarica è ancora una forma di gestione molto diffusa interessando il 37% dei rifiuti urbani prodotti. Tuttavia, il riciclaggio delle diverse frazioni provenienti dalla raccolta differenziata o dagli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani raggiunge, nel suo insieme il 38,7% della produzione. Il 14,6% del recupero di materia è costituito dalla sola frazione organica da RD (umido+verde) ed il 24,1% dalle restanti frazioni merceologiche. Il 18,2% dei rifiuti urbani prodotti è incenerito, mentre circa l’1,9% viene

inviato ad impianti produttivi, quali i cementifici, per essere utilizzato come combustibile per produrre energia; lo 0,7% viene utilizzato, dopo il pretrattamento, per la ricopertura delle discariche, l’1,7%, costituito da rifiuti derivanti dagli impianti di TMB, viene inviato a ulteriori trattamenti quali la raffinazione per la produzione di CSS o la biostabilizzazione, e l’1,3% è destinato a forme di gestione in siti extranazionali (395 mila tonnellate).

Lo smaltimento in discarica, pari a 10,9 milioni di tonnellate di rifiuti, diminuisce rispetto al 2012, di quasi 800 mila tonnellate (-6,8%), le quote avviate ad incenerimento fanno registrare un ulteriore incremento rispetto al 2012 (+4,4%), mentre un leggero decremento si registra per il trattamento della frazione organica (compostaggio + digestione anaerobica) che ha interessato quasi 4,3 milioni di tonnellate di rifiuti. Nelle Regioni dove esiste un ciclo integrato dei rifiuti grazie ad un parco impiantistico sviluppato, viene ridotto significativamente l’utilizzo della discarica. In particolare, in Lombardia lo smaltimento in discarica è ridotto al 6% del totale dei rifiuti prodotti, in Friuli Venezia Giulia al 7% ed in Veneto al 9%. Nelle stesse regioni la raccolta differenziata è pari rispettivamente al 53,3%, al 59,1% ed al 64,6% e, inoltre, consistenti quote di rifiuti vengono trattate in impianti di incenerimento con recupero di energia.

Nel Trentino Alto Adige, dove la raccolta differenziata raggiunge circa il 64,6%, vengono inceneriti il 16% dei rifiuti prodotti, mentre lo smaltimento in discarica riguarda il 19% degli stessi.

Vi sono regioni in cui il quadro impiantistico è molto carente o del tutto inadeguato; è il caso della Sicilia, dove i rifiuti urbani smaltiti in discarica rappresentano il 93% del totale dei rifiuti prodotti e della Calabria (71%). Anche in Campania (19%) e nel Lazio (46%) pur evidenziando percentuali inferiori di smaltimento in discarica, si f riscorso massiccio ad impianti di smaltimento localizzati in altre regioni o all’estero.

L’analisi dei dati mostra anche che l’incenerimento non rappresenta un disincentivo alla raccolta differenziata, come risulta evidente per alcune regioni quali Lombardia, Emilia Romagna e Sardegna. In queste regioni, infatti, a fronte di percentuali di incenerimento pari rispettivamente al 46%, al 33% ed al 17% del totale dei rifiuti prodotti, la raccolta differenziata raggiunge valori elevati (rispettivamente 53% per le prime due e 51% per la Sardegna).

Il compostaggio e la digestione anaerobica

Il compostaggio è caratterizzato da un andamento stabile e mostra lievi incrementi nel quantitativo complessivamente trattato (circa 4,7 milioni di tonnellate) e nella quota dei rifiuti organici da raccolta differenziata (circa 3,8 milioni di tonnellate), rispettivamente, pari allo 0,9% ed allo 0,7%.

Il numero di impianti operativi è pari a 240 e diminuisce, rispetto all’anno precedente, di 22 unità.

Gli impianti sono localizzati per il 60,8% al Nord, per il 17,5% al Centro e per il 21,7% al Sud.

La digestione anaerobica dei rifiuti, anche in connessione al trattamento aerobico (compostaggio) è contraddistinto, negli ultimi anni, da un notevole sviluppo del parco impiantistico, costituito, nel 2013, da 43 impianti operativi (37 al Nord, 1 al Centro e 5 al Sud). La quantità avviata al trattamento è pari a 527 mila tonnellate.

Il trattamento meccanico biologico

I rifiuti complessivamente avviati a trattamento meccanico biologico sono pari a 9,1 milioni di tonnellate; di cui 8,8 sono sia rifiuti urbani indifferenziati (7,9 milioni di tonnellate, pari all’86,6%), sia rifiuti urbani trattati e altre frazioni merceologiche.

Gli impianti operativi sono 117, 39 al Nord, 32 al Centro e 46 al Sud.

L’incenerimento

Nel 2013, sono operativi 44 impianti di incenerimento per rifiuti urbani, frazione secca (FS) e CSS.

La gran parte del parco impiantistico è localizzato nelle regioni settentrionali del territorio nazionale (28 impianti, pari al 64% del totale) e, in particolare, in Lombardia e in Emilia Romagna rispettivamente con, , 13 ed 8 impianti operativi. Gli impianti di incenerimento sono 8 nel Centro e 8 nel Sud. I rifiuti complessivamente inceneriti sono pari a 5,8 milioni di tonnellate, di cui 2,5 milioni di RU indifferenziati, circa 1,8 milioni di tonnellate di frazione secca, oltre 1 milione di tonnellate di CSS, 418 mila tonnellate di rifiuti speciali di cui quasi 35 mila tonnellate di rifiuti sanitari. I rifiuti speciali pericolosi, in prevalenza di origine sanitaria, ammontano a circa 49 mila tonnellate.

Lo smaltimento in discarica

Nel 2013, 180 discariche per rifiuti non pericolosi hanno ricevuto rifiuti provenienti dal circuito urbano; 9 in meno rispetto al 2012. Di queste, 4 sono localizzate al Nord, 2 al Centro e 3 al Sud. Circa 6,3 milioni di tonnellate di rifiuti urbani sottoposti a trattamento sono smaltiti in discarica. Tali rifiuti rappresentano il 58% del totale dei rifiuti urbani smaltiti (10,9 milioni di tonnellate). Questo vuol dire che nel 2013 ancora il 42% dei RU viene avviato a smaltimento senza alcuna forma di trattamento preliminare, nonostante il divieto imposto dall’art. 7 del d.lgs. n. 36/2003.

L’analisi dei dati per macroarea geografica evidenzia che al Nord viene pretrattato il 46% dei rifiuti smaltiti in discarica, al Centro il 60% e al Sud il 63%.

Il trasporto transfrontaliero

Nel 2013, i rifiuti urbani esportati, ammontano a 395 mila tonnellate, di cui 392 mila tonnellate di rifiuti non pericolosi (il 99,3%). I Paesi Bassi sono i Paesi verso cui vengono destinate le maggiori quantità di rifiuti urbani, 94 mila tonnellate, il 23,9% del totale esportato; seguono l’Austria con il 22,4% del totale, la Slovacchia con il 10,7% e la Cina con il 10,1%.

Le importazioni di rifiuti urbani ammontano a oltre 218 mila tonnellate, di cui solo 22 tonnellate di rifiuti pericolosi. Il Paese da cui proviene il maggior quantitativo di rifiuti urbani è la Francia, con 160 mila tonnellate, corrispondente al 73,5% del totale importato; seguono la Svizzera con il 9,9% e la Germania con il 9,6%.

Gli Imballaggi e i rifiuti di imballaggio

In linea con la tendenza del mercato nazionale, sia in termini di consumi delle famiglie sia di attività industriali e scambi commerciali, nel 2013 l’immesso al consumo di imballaggi sul mercato nazionale mostra un calo di circa 48 mila tonnellate rispetto al 2012 (-0,4%), attestandosi a quasi 11,3 milioni di tonnellate.

La quantità di rifiuti di imballaggio avviata complessivamente a recupero ammonta a oltre 8,7 milioni di tonnellate, facendo registrare un incremento di 96 mila tonnellate rispetto al 2012 (+1,1%). Nel dettaglio, l’87,2% del recupero complessivo, corrispondente a oltre 7,6 milioni di tonnellate, è rappresentato dal riciclaggio; il restante 12,8%, oltre 1,1 milioni di tonnellate, viene avviato a recupero energetico.

La percentuale di rifiuti di imballaggio recuperati, rispetto alla quantità immessa al consumo, passa dal 76,3 % al 77,5% del 2013; (di cui 67,6% di riciclaggio e 9,9%. di recupero energetico).

TARIFFA E COSTI

Differenziare costa meno

L’analisi dei costi di gestione del servizio di igiene urbana, riferita all’anno 2013, evidenzia un costo medio annuo pro capite di 158,86 euro imputabili alla gestione dei rifiuti indifferenziati per il 37,9%, alle raccolte differenziate per il 26,4%, allo spazzamento e al lavaggio delle strade per il 14,3%. La rimanente percentuale deve essere imputata ai costi generali del servizio ed ai costi del capitale investito. Una cifra che cresce in proporzione alle dimensioni del comune di appartenenza: da 125,15 euro pro capite in comuni con meno di 5.000 abitanti, fino a 178,77 euro, per i comuni con più di 50.000 abitanti. Rapportando i costi alla produzione dei rifiuti, il costo specifico diretto di gestione della frazione indifferenziata ammonta a 22,35 eurocentesimi/kg, mentre il costo medio specifico di gestione delle raccolte differenziate (medio su tutte le frazioni merceologiche) ammonta a 18,38 eurocentesimi/kg, con valori puntuali di 12,8 eurocentesimi/kg per la carta e cartone, 11,2 per il vetro, 23,1 per la plastica, 29,4 per i RAEE, 23,4 per la frazione umida, 9,6 per la frazione verde e 1,79 euro/kg per i farmaci scaduti.

La percentuale di copertura dei costi del servizio con i proventi dalla tarsu e dalla tariffa sui rifiuti è cresciuta con gli anni, raggiungendo, come media nazionale, la copertura totale dei costi, come previsto dalla normativa vigente in materia.

ISPRA nel corso del 2013 ha effettuato un censimento nazionale, con lo scopo di fotografare la situazione italiana, dei comuni che hanno effettuato il passaggio a TARES, in base a quanto previsto dal D.L. n. 201 del 06/12/2011. E’stato analizzato un campione di 1.331 comuni, corrispondente al 16,45% del numero complessivo dei comuni italiani, che copre una popolazione di 12.936.043 abitanti. Il 75,6% dei comuni campione, pari a 1006 comuni, ha effettuato il passaggio a TARES, per il 19,5% dei comuni campione (259 comuni) il passaggio è in corso, mentre per il restante 5% (66 comuni) il passaggio è stato sospeso in attesa di chiarimenti normativi.

LA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE

E’ stato aggiornato il monitoraggio dell’adozione o revisione dei piani regionali di gestione dei rifiuti, anche alla luce dell’obbligo per le Regioni di approvare o adeguare i piani entro il 12 dicembre 2013. La maggior parte delle Regioni ha avviato le procedure di valutazione ambientale strategica finalizzate all’approvazione di nuovi piani di gestione. Inoltre, in materia di prevenzione, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha adottato, con decreto direttoriale del 7 ottobre 2013, il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti che stabilisce che entro un anno le Regioni integrino la loro pianificazione territoriale con le indicazioni contenute nel Programma nazionale. Le Regioni stanno ottemperando alla norma, adottando i Piani di prevenzione dei rifiuti con specifici provvedimenti o all’interno dei piani di gestione dei rifiuti.

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